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Guida all’imposta sulle donazioni nel 2026

Diritto fiscale e successioni

Guida all’imposta sulle donazioni nel 2026

Donare denaro o un bene in vita sembra, a prima vista, un gesto semplice tra genitori e figli o tra familiari stretti. Tuttavia, quella trasmissione gratuita ha una conseguenza fiscale immediata per chi la riceve, e il costo può variare in modo drastico a seconda di dove risieda il donatario e di come venga formalizzata l’operazione. Capire l’imposta sulle donazioni prima di firmare qualsiasi documento è ciò che fa la differenza tra una donazione ben pianificata e una fattura fiscale inaspettata.

Ultima revisione: agosto 2026 · Lettura orientativa, non sostituisce l’analisi del caso specifico.

Consulenza sull'imposta sulle donazioni e sulle agevolazioni fiscali per comunità autonoma nel 2026
Formalizzare la donazione con atto pubblico e presentare l’autoliquidazione nei termini fanno la differenza tra ottenere l’agevolazione o perderla del tutto.

Area: Diritto fiscale e successioni

Lettore: privato o famiglia che dona in vita a figli o altri familiari

Fonti consultate: Legge 29/1987 dell’ISD, Agenzia Tributaria spagnola e Agenzia Tributaria della Catalogna

L’imposta sulle donazioni fa parte dell’Imposta sulle Successioni e Donazioni (ISD), un tributo statale la cui gestione e buona parte della regolamentazione effettiva sono cedute alle comunità autonome. Questo significa che due famiglie in circostanze quasi identiche possono finire per pagare importi molto diversi solo perché una risiede a Madrid e l’altra in una comunità con meno benefici fiscali. Non è un dettaglio da poco: in molti casi, la comunità autonoma di residenza del donatario pesa più del valore stesso di ciò che viene donato.

A questo si aggiunge che l’imposta non si paga sempre allo stesso modo. La quota dipende dal grado di parentela tra donante e donatario, dal patrimonio preesistente di chi riceve la donazione e, soprattutto, dal rispetto o meno di determinati requisiti formali che danno accesso ad agevolazioni molto rilevanti. Lo stesso importo donato può essere tassato in modo quasi simbolico in un caso e in modo severo in un altro, semplicemente per non aver formalizzato l’operazione con atto pubblico o per non aver presentato l’autoliquidazione nei termini.

In questa guida ripassiamo cos’è l’imposta sulle donazioni e chi deve pagarla, come si calcola la base imponibile e quali aliquote si applicano, in cosa si differenziano le comunità autonome, quando conviene donare in vita rispetto ad attendere l’eredità, e quali sono gli errori più frequenti che finiscono per far lievitare la quota da pagare. L’obiettivo è che, se stai valutando di fare una donazione, tu arrivi alla decisione con l’informazione fiscale completa, non solo con l’intenzione di aiutare un figlio o un familiare.

Cos’è l’imposta sulle donazioni e chi deve pagarla

L’imposta sulle donazioni tassa l’incremento patrimoniale ottenuto a titolo gratuito dal donatario, cioè dalla persona che riceve il bene o il denaro, non da chi lo consegna. Si tratta di una modalità dell’Imposta sulle Successioni e Donazioni, regolata a livello statale dalla Legge 29/1987, del 18 dicembre, sull’Imposta sulle Successioni e Donazioni, anche se la sua riscossione e buona parte delle regole concrete di applicazione (riduzioni, agevolazioni, aliquote) sono cedute alle comunità autonome.

Il soggetto passivo, cioè chi ha l’obbligo di dichiarare e pagare, è sempre il donatario. Se il donatario risiede abitualmente in Spagna, viene tassato secondo la normativa della comunità autonoma in cui ha la residenza fiscale al momento della donazione, indipendentemente da dove risieda il donante o da dove si trovi il bene (salvo eccezioni, come gli immobili, che di solito restano soggetti alla normativa della comunità in cui si trovano). Se il donatario non risiede in Spagna, entra in gioco la normativa statale, anche se in determinati casi, grazie alla normativa europea di non discriminazione, può applicarsi anche quella di una comunità autonoma specifica. Questa questione è particolarmente rilevante per le famiglie con membri stranieri o espatriati, per cui conviene esaminare il caso nel dettaglio prima di formalizzare qualsiasi donazione.

Possono essere oggetto di questa imposta sia il denaro che gli immobili, le partecipazioni societarie, i veicoli, i gioielli o qualsiasi altro bene o diritto che venga trasmesso senza corrispettivo. Sono inoltre soggette altre figure assimilate alla donazione, come la rinuncia a un’eredità a favore di una persona determinata o la remissione di un debito.

Come si calcola la base e quali aliquote si applicano

La base imponibile della donazione è il valore reale del bene o diritto donato al momento della trasmissione, meno gli oneri e i debiti deducibili secondo la legge. Per gli immobili, quel valore deve adeguarsi al valore di riferimento catastale o al valore di mercato, secondo la normativa applicabile; per il denaro, il valore è l’importo consegnato; per le partecipazioni societarie, di solito si richiede una valutazione tecnica che rifletta il patrimonio netto e le prospettive dell’azienda.

Su questa base imponibile si applicano, in primo luogo, le riduzioni che corrispondano in base al grado di parentela e al tipo di bene donato (per esempio, riduzioni specifiche per la trasmissione di un’impresa familiare o dell’abitazione principale in determinati casi). Il risultato è la base imponibile netta, sulla quale si applica una tariffa progressiva di aliquote che, nella normativa statale di riferimento, oscilla approssimativamente tra il 7% e il 34%, in base allo scaglione di valore donato.

A quell’aliquota risultante si applica ancora un coefficiente moltiplicatore, che dipende da due variabili: il gruppo di parentela tra donante e donatario e il patrimonio preesistente del donatario. La legge distingue quattro gruppi: il Gruppo I (discendenti minori di 21 anni), il Gruppo II (discendenti di 21 anni o più, coniugi e ascendenti), il Gruppo III (collaterali di secondo e terzo grado, ascendenti e discendenti per affinità) e il Gruppo IV (collaterali di quarto grado, gradi più distanti e persone senza rapporto di parentela). Quanto più lontana è la parentela e maggiore il patrimonio preesistente del donatario, tanto più alto è il coefficiente, il che può arrivare a raddoppiare la quota risultante dalla tariffa.

In pratica, questo significa che il calcolo finale dell’imposta non dipende da un’unica percentuale fissa, ma dalla combinazione di base, riduzioni, tariffa e coefficiente moltiplicatore, ed è proprio questa combinazione quella da esaminare prima di decidere l’importo e la forma della donazione.

Differenze tra comunità autonome e agevolazioni

Qui è dove l’imposta sulle donazioni cambia radicalmente da una regione all’altra. Le comunità autonome di regime comune hanno capacità normativa per stabilire proprie riduzioni, tariffe, coefficienti e, soprattutto, agevolazioni sulla quota già calcolata, che in molti casi sono il fattore che determina realmente quanto si paga.

Comunità come Madrid, Andalusia o, con sfumature e requisiti propri, la Catalogna, applicano agevolazioni molto elevate (in alcuni casi del 99% della quota) nelle donazioni tra genitori e figli, tra coniugi o tra altri familiari diretti del Gruppo I e II. Altre comunità autonome mantengono una fiscalità più onerosa, senza agevolazioni equivalenti, il che può comportare una differenza di migliaia di euro per una donazione dello stesso valore. Puoi consultare il dettaglio normativo vigente per ciascun territorio sulla sede elettronica dell’Agenzia Tributaria spagnola o sul portale tributario di ciascuna comunità, come quello dell’Agenzia Tributaria della Catalogna.

Detto questo, queste agevolazioni non sono automatiche. Quasi tutte le comunità che le regolano richiedono requisiti formali rigorosi: formalizzare la donazione con atto pubblico (rispetto a un semplice documento privato o a un bonifico senza altro), identificare con precisione l’origine dei fondi quando si dona denaro, e presentare l’autoliquidazione dell’imposta nei termini, che di norma è di 30 giorni lavorativi dal momento in cui avviene la donazione. Il mancato rispetto di uno qualsiasi di questi requisiti può comportare la perdita totale del beneficio fiscale, anche se il resto dell’operazione è eseguito perfettamente.

Per questo, prima di donare, conviene esaminare nel dettaglio la normativa autonoma applicabile al caso concreto; in GraciaCalbet lavoriamo su questa verifica come parte del servizio di pianificazione fiscale ed eredità, verificando quale agevolazione risulti applicabile e quali formalità richieda prima di formalizzare qualsiasi cosa.

Donazione in vita contro eredità: quando conviene ciascuna

La donazione in vita permette di anticipare il trasferimento patrimoniale e vedere come il destinatario gode e gestisce il bene nel momento in cui realmente ne ha bisogno, invece di attendere un’eredità futura e incerta nel tempo. In comunità con agevolazioni elevate per le donazioni tra genitori e figli, il costo fiscale del donare può arrivare a essere molto simile, o persino in certi casi più favorevole, rispetto a quello di ereditare lo stesso bene anni dopo.

Ma la decisione non deve essere presa guardando solo l’imposta sulle donazioni isolatamente. Donare in vita ha effetti che conviene valutare con calma:

Si perde il controllo sul bene donato: una volta formalizzata la donazione, il donante non può più disporre liberamente di quell’attivo, salvo che siano state pattuite espressamente riserve di usufrutto o altre clausole di protezione nello stesso atto.

Può incidere sulla legittima di altri eredi. Le donazioni effettuate in vita si computano, ai fini del calcolo della legittima, al momento della successione, e se superano quanto spetterebbe al donatario, possono essere oggetto di un’azione di riduzione da parte di altri eredi legittimari. Questo è particolarmente rilevante nelle famiglie con più figli e donazioni disuguali tra loro.

E, quando ciò che si dona è un immobile, l’operazione ha un effetto aggiuntivo sull’IRPF del donante: la donazione è considerata, ai fini di questa imposta, un’alterazione patrimoniale, e se il valore di trasmissione è superiore al valore di acquisizione, il donante deve tassare la plusvalenza patrimoniale generata, come se avesse venduto il bene. Questo contrasta con l’eredità, dove non si genera quella plusvalenza in capo al defunto per la nota regola della “plusvalenza del morto”.

Per questo, il confronto tra donare in vita o attendere l’eredità richiede un’analisi congiunta dell’imposta sulle donazioni o successioni, dell’IRPF del donante e della tutela della legittima di altri eredi, non una decisione basata unicamente sul risparmio fiscale apparente di una delle due vie.

Errori frequenti che fanno lievitare la fattura fiscale

La maggior parte dei sovraccosti nell’imposta sulle donazioni non deriva dalla normativa in sé, ma da errori evitabili nel modo di eseguire l’operazione. I più frequenti sono:

Non formalizzare la donazione con atto pubblico quando la normativa autonoma lo richiede per accedere all’agevolazione. Molte famiglie donano denaro tramite un semplice bonifico bancario, senza altra formalità, e perdono così un beneficio fiscale che avrebbe potuto ridurre la quota in modo molto significativo.

Non presentare l’autoliquidazione entro il termine di 30 giorni lavorativi. Superato quel termine, oltre a perdere in molti casi l’accesso all’agevolazione, l’Amministrazione può esigere sovrattasse e interessi di mora sulla quota risultante, e persino avviare un procedimento di verifica dei valori se rileva la donazione per altra via (per esempio, tramite l’incrocio di dati bancari).

Non valutare l’impatto sull’IRPF del donante quando si dona un immobile con plusvalenza accumulata. È frequente concentrarsi solo su quanto pagherà chi riceve la donazione e dimenticare che anche chi la effettua può dover tassare la plusvalenza patrimoniale generata.

Non considerare come la donazione incida sulla legittima di altri eredi, il che può generare conflitti familiari anni dopo, quando si apre la successione e qualche erede reclama il riequilibrio di quanto ricevuto dagli altri.

E, in generale, prendere la decisione di donare guardando solo il risparmio fiscale immediato, senza una visione congiunta del patrimonio familiare, degli altri eredi e della situazione personale del donante a medio termine.

Come può aiutarti GraciaCalbet

In GraciaCalbet assistiamo da più di 45 anni famiglie, imprenditori e investitori nella pianificazione fiscale del loro patrimonio, con uffici a Barcellona e Madrid. Il nostro team di fiscalità delle eredità e delle donazioni analizza ogni caso singolarmente: calcoliamo l’imposta sulle donazioni applicabile in base alla comunità autonoma di residenza del donatario, verifichiamo quali agevolazioni sono applicabili e quali requisiti formali richiedono, e valutiamo l’insieme dell’operazione, incluso il suo impatto sull’IRPF del donante e sulla legittima di altri eredi.

Lavoriamo sia con privati e famiglie che vogliono donare in vita a figli o altri familiari, sia con persone fisiche e famiglie che cercano di strutturare il proprio patrimonio in modo ordinato, sia con investitori e imprenditori che devono pianificare la trasmissione di partecipazioni societarie o dell’impresa familiare. Il nostro approccio, allineato alla filosofia della Legal Simplicity, è tradurre questa normativa complessa e frammentata per comunità autonome in una decisione chiara e con il costo fiscale correttamente anticipato, non scoperto dopo aver firmato.

Se stai valutando di fare una donazione e vuoi sapere esattamente quanto costerà e come formalizzarla correttamente, puoi metterti in contatto con il nostro team per esaminare il tuo caso concreto prima di compiere qualsiasi passo.

Consulenza sulla fiscalità delle donazioni

Calcola il costo reale della tua donazione prima di firmarla.

Domande frequenti (FAQ)

Chi paga l’imposta sulle donazioni, il donante o il donatario?+

L’obbligato a dichiarare e pagare l’imposta è sempre il donatario, cioè la persona che riceve il bene o il denaro, non chi lo consegna. Questo vale indipendentemente dal fatto che sia il donante ad anticipare, in pratica, l’importo dell’imposta per comodità familiare; fiscalmente, l’obbligo ricade su chi riceve l’incremento patrimoniale. Il donante, dal canto suo, può avere un obbligo distinto e separato nel proprio IRPF se ciò che dona è un immobile con plusvalenza patrimoniale, ma questo non lo rende soggetto passivo dell’imposta sulle donazioni.

Quanto si paga di imposta per una donazione di denaro da genitori a figli?+

Dipende soprattutto dalla comunità autonoma di residenza del figlio che riceve il denaro. Nelle comunità con agevolazioni elevate (Madrid, Andalusia, e Catalogna con sfumature) per le donazioni tra genitori e figli, la quota finale può ridursi fino al 99%, a condizione che siano rispettati i requisiti formali richiesti. Nelle comunità senza quell’agevolazione, si applica la tariffa progressiva generale, che può comportare un costo piuttosto superiore sullo stesso importo donato. Non esiste una cifra unica valida per tutta la Spagna.

È obbligatorio fare la donazione davanti a un notaio?+

Dipende dal tipo di bene. Per gli immobili, l’atto pubblico è obbligatorio per iscrivere la trasmissione nel Registro della Proprietà. Per il denaro o altri beni mobili, non sempre è obbligatorio per legge generale, ma di solito è un requisito indispensabile per accedere alle agevolazioni autonome più vantaggiose. Molte comunità condizionano espressamente il beneficio fiscale al fatto che la donazione risulti da atto pubblico, per cui, anche se non fosse obbligatorio in senso stretto, in pratica conviene sempre formalizzarla così.

Qual è il termine per presentare l’autoliquidazione dell’imposta sulle donazioni?+

Il termine generale è di 30 giorni lavorativi a decorrere dal giorno successivo a quello in cui avviene la donazione. Questo termine è particolarmente importante perché, in molte comunità autonome, presentare l’autoliquidazione fuori termine può comportare la perdita dell’agevolazione fiscale applicabile, oltre alla possibilità che l’Amministrazione esiga sovrattasse e interessi di mora sulla quota risultante. Conviene non confondere questo termine con altri propri dell’ambito successorio, che sono diversi e più lunghi.

Cosa succede se dono un immobile e non formalizzo correttamente la donazione?+

Se la donazione di un immobile non viene formalizzata con atto pubblico davanti a un notaio, non potrà essere iscritta nel Registro della Proprietà e, in pratica, la trasmissione non produrrà pieni effetti verso terzi. Inoltre, se l’obiettivo era accedere a un’agevolazione autonoma, la mancata formalizzazione corretta può comportare la perdita di quel beneficio fiscale, obbligando a tassare secondo la tariffa generale, molto più elevata. Può anche complicare la successiva vendita dell’immobile da parte del donatario, non risultando debitamente iscritto il cambio di titolarità.

La donazione in vita incide sull’eredità futura di altri fratelli?+

Sì, può incidere. Le donazioni effettuate in vita a un erede legittimario si computano, al momento della successione, ai fini del calcolo del rispetto della legittima degli altri eredi. Se un figlio ha ricevuto in vita più di quanto gli spetterebbe proporzionalmente, gli altri eredi possono esercitare un’azione di riduzione di quella donazione quando si apre l’eredità. Per questo, nelle famiglie con più figli, conviene pianificare le donazioni in modo congiunto e documentato, per evitare conflitti e reclami futuri tra fratelli.

È meglio donare in vita o attendere l’eredità?+

Non c’è una risposta unica: dipende dalla comunità autonoma di residenza del donatario, dal tipo di bene, dalla situazione patrimoniale di entrambe le parti e dagli altri eredi coinvolti. Nelle comunità con agevolazioni molto elevate per le donazioni tra familiari diretti, donare in vita può essere tassato in modo simile all’ereditare, con il vantaggio aggiuntivo che il destinatario gode del bene prima. Ma bisogna sommare il possibile impatto sull’IRPF del donante se si tratta di un immobile, e l’effetto sulla legittima di altri eredi, prima di decidere.

Quali comunità autonome hanno la fiscalità migliore per le donazioni tra genitori e figli?+

In generale, Madrid e Andalusia si collocano tra le comunità con agevolazioni più elevate per le donazioni tra genitori e figli e tra coniugi, con riduzioni fino al 99% della quota in molti casi. Anche la Catalogna applica agevolazioni rilevanti per questo tipo di donazioni, seppure con requisiti e sfumature proprie della sua normativa. Altre comunità autonome mantengono una fiscalità sensibilmente più onerosa. Conviene sempre verificare la normativa vigente al momento concreto della donazione, poiché queste agevolazioni possono essere modificate a ogni esercizio di bilancio.


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